mercoledì 23 luglio 2008
FENOMENO FACEBOOK
Ho cercato per mesi di entrare nella mentalità di tutti coloro che usano FACEBOOK, la nuova Internet-mania che sta letteralmente spopolando in Italia. Dopo aver guardato con sospetto per settimane le prime richieste che un paio di persone più navigate – è il caso di dirlo – di me mi inoltravano per unirmi al popolo dei Facebookiani (“Join the group!”), ho deciso di rispondere, più che altro perché mi sembrava che fosse ormai diventato l’unico modo di comunicare con loro (una specie di rimpiazzo delle email, per intenderci). E così mi sono iscritta, e per scoprire cosa fosse questo sito, ho dato un’occhiata al profilo delle mie “due nuove amiche”. Ho trovato una marea di roba, quiz, gruppi, amici sparsi per il mondo, messaggi e notizie sugli ultimi movimenti degli iscritti, foto, link e chi più ne ha più ne metta. MAH!.. penso io, chiudo l’applicazione e non ci penso più.
Ultimamente però mi sono arrivate parecchie richieste di persone che conosco o che ho conosciuto, e che volevano avere accesso al mio profilo, ed ho iniziato a trovare la cosa divertente. Ho caricato una foto nella pagina iniziale, ho aggiornato il mio profilo, ho appuntato su una cartina virtuale un po’ (non tutte) delle città dove sono stata, ho riempito una libreria – sempre virtuale – di una piccola percentuale dei libri che mi è piaciuto leggere. Ho scoperto che esiste un gruppo che cerca di raccogliere tutti coloro che erano ad Almeria in Erasmus nel 2002-2003, ho ritrovato 2 compagne dell’università e due compagni delle medie. Mi si è aperta la possibilità di sapere che fine hanno fatto quelli di cui ho perso le tracce: i miei housemates coreani e giapponesi, gli amici di Dublino, e soprattutto quelli dell’Erasmus!
Credo che in Facebook ci siano moltissime schifezze”, ma credo anche che sia il modo più efficace per tenersi aggiornati e in contatto con tante persone contemporaneamente! E allora, se serve a questo, evviva Facebook.
lunedì 19 maggio 2008
GOMORRA, di Roberto Saviano
Di solito tra le mie letture non figurano molti saggi, ma capita spesso che quelli che scelgo di leggere si rivelino più appassionanti di tanti testi di narrativa, e mi rimangano in testa più intensamente e più a lungo di un semplice romanzo.
La cosa strana di Gomorra, l’ormai famosissimo libro di Roberto Saviano, è che pur essendo un libro-verità, si può leggere tutto d’un fiato, e rimanere “incantati”, inorriditi, coinvolti nelle tante storie, esattamente come se si stesse leggendo un’opera di fantasia, o assistendo ad un film inventato. Il fatto è, che tutto quello che viene raccontato E’ VERO, è stato vissuto da dentro, dall’autore stesso, che oltre ad avere studiato, indagato e raccolto dati sulle molteplici attività imprenditoriali (illegali o meno) del “Sistema” campano, ha visto, sentito, conosciuto, osservato, a suo modo partecipato.
La sensazione che si ha è che esistano due Italie, due realtà completamente diverse, ma nello stesso tempo imprescindibili, indissolubilmente intrecciate. Da una parte, quella “normale”, vissuta dalla magior parte dei cittadini; dall’altra, l’Italia governata (nel senso più completo del termine) dalla Camorra, dai numerosissimi clan e dai suoi esponenti. In quest’Italia, tutto genera da loro e si sttua tramite loro: risorse economiche, sociali, militari. Sostenendo l’economia di intere zone, i cittadini che abitano quelle zone sostengono loro. Pur temendo i clan e i loro affiliati, sanno che affidarsi ad essi è l’unica via di scampo contro una miseria altrimenti sicura. La cosa grave, è che non c’è scelta. E allora Gomorra, l’inferno, è l’unico mondo possibile, è la salvezza.
La cosa strana di Gomorra, l’ormai famosissimo libro di Roberto Saviano, è che pur essendo un libro-verità, si può leggere tutto d’un fiato, e rimanere “incantati”, inorriditi, coinvolti nelle tante storie, esattamente come se si stesse leggendo un’opera di fantasia, o assistendo ad un film inventato. Il fatto è, che tutto quello che viene raccontato E’ VERO, è stato vissuto da dentro, dall’autore stesso, che oltre ad avere studiato, indagato e raccolto dati sulle molteplici attività imprenditoriali (illegali o meno) del “Sistema” campano, ha visto, sentito, conosciuto, osservato, a suo modo partecipato.
La sensazione che si ha è che esistano due Italie, due realtà completamente diverse, ma nello stesso tempo imprescindibili, indissolubilmente intrecciate. Da una parte, quella “normale”, vissuta dalla magior parte dei cittadini; dall’altra, l’Italia governata (nel senso più completo del termine) dalla Camorra, dai numerosissimi clan e dai suoi esponenti. In quest’Italia, tutto genera da loro e si sttua tramite loro: risorse economiche, sociali, militari. Sostenendo l’economia di intere zone, i cittadini che abitano quelle zone sostengono loro. Pur temendo i clan e i loro affiliati, sanno che affidarsi ad essi è l’unica via di scampo contro una miseria altrimenti sicura. La cosa grave, è che non c’è scelta. E allora Gomorra, l’inferno, è l’unico mondo possibile, è la salvezza.
giovedì 10 aprile 2008
ZAMMU'
Ieri sera ho scoperto un nuovo locale qui a Bologna, si chiama ZAMMU' ed è stata una piacevolissima sorpresa!
Situato all'angolo tra via Saragozza e via Malpertuso, ha inaugurato la settimana scorsa, dopo essere stato riarredato e decorato secondo il gusto dei due simpaticissimi gestori. Odore di verice fresca, pavimento in legno, pareti dipinte a tinte forti e tappezzate di carta di riso; appese al soffitto delle bellissime marionette in cartapesta, fatte a mano e regalate da amici catanesi. Su un piccolo palco c'è un pianoforte che verrà utilizzato per concerti jazz. La stanza è piccola ma accogliente, mentre la parete esterna è un'enorme vetrata che rende il locale particolarmente luminoso di giorno, e invitante per chi passeggia lungo via Saragozza la sera.
La stanza adiacente, dietro il bancone in legno, è adibita a sala di lettura e libreria (idea favolosa!): si organizzeranno laboratori per bambini e incontri letterari. I libri sono tutti in vendita, e se desiderate potrete essere consigliati dall'entusiasta proprietaria.
Zammù ha anche una cantina molto fornita: vini rossi e bianchi provenienti da ogni regione d'Italia, le bottiglie disposte in bellavista su mensole e scaffali nella stanza principale. Abbiamo assaggiato un Sangiovese e un Chianti: veramente ottimi. Il menù prevede molti piatti di affettati, sempre di qualità e provenienza regionale. Il nostro assaggio: carpaccio di carne salata con insalata e un formaggio stagionato siciliano aromatizzato allo zafferano: acquolina, eh?!
All'uscita non dimenticate di prendere la vostra "frase della buonanotte", un bigliettino che vi viene regalato e che contiene... bè, sorpresa!
Una parola va spesa per i due gestori, una coppia siciliana arrivata a Bologna pochi mesi fa, che si è buttata con passione ed entusiasmo in questa avventura, e che è riuscita a dare vita ad un locale familiare, accogliente e non pretenzioso, pur essendo il loro progetto ambizioso e - credo io - molto coraggioso.
Situato all'angolo tra via Saragozza e via Malpertuso, ha inaugurato la settimana scorsa, dopo essere stato riarredato e decorato secondo il gusto dei due simpaticissimi gestori. Odore di verice fresca, pavimento in legno, pareti dipinte a tinte forti e tappezzate di carta di riso; appese al soffitto delle bellissime marionette in cartapesta, fatte a mano e regalate da amici catanesi. Su un piccolo palco c'è un pianoforte che verrà utilizzato per concerti jazz. La stanza è piccola ma accogliente, mentre la parete esterna è un'enorme vetrata che rende il locale particolarmente luminoso di giorno, e invitante per chi passeggia lungo via Saragozza la sera.
La stanza adiacente, dietro il bancone in legno, è adibita a sala di lettura e libreria (idea favolosa!): si organizzeranno laboratori per bambini e incontri letterari. I libri sono tutti in vendita, e se desiderate potrete essere consigliati dall'entusiasta proprietaria.
Zammù ha anche una cantina molto fornita: vini rossi e bianchi provenienti da ogni regione d'Italia, le bottiglie disposte in bellavista su mensole e scaffali nella stanza principale. Abbiamo assaggiato un Sangiovese e un Chianti: veramente ottimi. Il menù prevede molti piatti di affettati, sempre di qualità e provenienza regionale. Il nostro assaggio: carpaccio di carne salata con insalata e un formaggio stagionato siciliano aromatizzato allo zafferano: acquolina, eh?!
All'uscita non dimenticate di prendere la vostra "frase della buonanotte", un bigliettino che vi viene regalato e che contiene... bè, sorpresa!
Una parola va spesa per i due gestori, una coppia siciliana arrivata a Bologna pochi mesi fa, che si è buttata con passione ed entusiasmo in questa avventura, e che è riuscita a dare vita ad un locale familiare, accogliente e non pretenzioso, pur essendo il loro progetto ambizioso e - credo io - molto coraggioso.
martedì 5 febbraio 2008
ULTIME NOVITA' AL CINEMA
Vorrei fare un resoconto di alcune novità cinematografiche che mi è capitato di vedere ultimamente, e che per un motivo o per l’altro mi sembra valga la pena consigliare.
Partiamo dal fondo, ovvero dal film più recente. “The Bucket List”, nella versione italiana “Non è mai troppo tardi”, tragi-commedia che vede come protagonisti i grandissimi Jack Nicholson e Morgan Freeman. Entrambi invecchiati, non c’è che dire, ma straordinari come sempre. La trama la saprete, i temi sono tanto seri quanto attuali: la malattia attualmente più temuta, la consapevolezza di non avere molto tempo a disposizione, il desiderio di superare la paura della morte, la voglia di correre contro il tempo e vivere in pochi mesi tutto quello che non si è mai vissuto in una vita intera. Nonostante questo però, il film diverte e affascina, le battute non mancano, e anche se il finale è prevedibile e inevitabile, l’umorismo dei personaggi e le varie gag alleggeriscono il tutto. Quello che vorrei segnalare però, non è tanto il film in sé stesso, quanto l’occasione e il cinema in cui l’ho visto. Al Chaplin di via Saragozza, infatti, tutti i lunedì proiettano, in lingua originale, i film di nuova uscita. Ieri è stata appunto la volta di “The Bucket List”. Niente sottotitoli. Fantastico: un’occasione unica per chi vuole vedersi, una buona volta, un film sentendo le vere voci dei protagonisti. E nello stesso tempo migliorare, o imparare l’inglese, cercando la soddisfazione di dire “Ho capito!” (chi più chi meno..). E io dico con orgoglio che HO CAPITO – quasi – TUTTO!! Mi domando perché a Bologna siamo carenti di questi eventi, ma forse un’idea ce l’avrei..
Film di tutt’altro genere, ma ugualmente apprezzabile è “Signorinaeffe”, più che altro per lo sfondo storico sociale, che ci rende consapevoli di fatti accaduti in un anno in cui eravamo già nati, ma in cui eravamo ancora incapaci di comprendere la realtà che ci circondava (parlo per i miei coetanei, nati a cavallo tra gli anni 70 e 80). Durante l’enorme sciopero della Fiat nel 1980, che durò 35 giorni e che mise in ginocchio intere famiglie di operai, si consuma la storia d’amore, intensa ma senza futuro, tra un operaio attivo scioperante, e una giovane impiegata, proveniente da un’umile famiglia che ha per lei grandi progetti. Interessante è l’inserimento di scene reali, mandate in onda all’epoca in televisione, che testimoniano cortei e proteste che sono state dimenticate con il tempo.
E ora..la chicca: CARAMEL. Film libanese, ambientato a Beirut, racconta le storie di 4 ragazze, proprietarie di un salone di bellezza, che vivono le loro storie quotidiane in un contesto in bilico tra l’occidentalizzazione e le proprie tradizioni. Bellissimo, uno dei film più belli visti negli ultimi tempi. Non c’è una storia precisa, è un film corale in cui il tema comune sono amore, amicizia e femminilità. L’atmosfera è quella caotica, calda e allegra del medio oriente, la recente guerra visibile solo dietro un velo. Non voglio raccontare altro perché merita veramente di essere visto
Partiamo dal fondo, ovvero dal film più recente. “The Bucket List”, nella versione italiana “Non è mai troppo tardi”, tragi-commedia che vede come protagonisti i grandissimi Jack Nicholson e Morgan Freeman. Entrambi invecchiati, non c’è che dire, ma straordinari come sempre. La trama la saprete, i temi sono tanto seri quanto attuali: la malattia attualmente più temuta, la consapevolezza di non avere molto tempo a disposizione, il desiderio di superare la paura della morte, la voglia di correre contro il tempo e vivere in pochi mesi tutto quello che non si è mai vissuto in una vita intera. Nonostante questo però, il film diverte e affascina, le battute non mancano, e anche se il finale è prevedibile e inevitabile, l’umorismo dei personaggi e le varie gag alleggeriscono il tutto. Quello che vorrei segnalare però, non è tanto il film in sé stesso, quanto l’occasione e il cinema in cui l’ho visto. Al Chaplin di via Saragozza, infatti, tutti i lunedì proiettano, in lingua originale, i film di nuova uscita. Ieri è stata appunto la volta di “The Bucket List”. Niente sottotitoli. Fantastico: un’occasione unica per chi vuole vedersi, una buona volta, un film sentendo le vere voci dei protagonisti. E nello stesso tempo migliorare, o imparare l’inglese, cercando la soddisfazione di dire “Ho capito!” (chi più chi meno..). E io dico con orgoglio che HO CAPITO – quasi – TUTTO!! Mi domando perché a Bologna siamo carenti di questi eventi, ma forse un’idea ce l’avrei..
Film di tutt’altro genere, ma ugualmente apprezzabile è “Signorinaeffe”, più che altro per lo sfondo storico sociale, che ci rende consapevoli di fatti accaduti in un anno in cui eravamo già nati, ma in cui eravamo ancora incapaci di comprendere la realtà che ci circondava (parlo per i miei coetanei, nati a cavallo tra gli anni 70 e 80). Durante l’enorme sciopero della Fiat nel 1980, che durò 35 giorni e che mise in ginocchio intere famiglie di operai, si consuma la storia d’amore, intensa ma senza futuro, tra un operaio attivo scioperante, e una giovane impiegata, proveniente da un’umile famiglia che ha per lei grandi progetti. Interessante è l’inserimento di scene reali, mandate in onda all’epoca in televisione, che testimoniano cortei e proteste che sono state dimenticate con il tempo.
E ora..la chicca: CARAMEL. Film libanese, ambientato a Beirut, racconta le storie di 4 ragazze, proprietarie di un salone di bellezza, che vivono le loro storie quotidiane in un contesto in bilico tra l’occidentalizzazione e le proprie tradizioni. Bellissimo, uno dei film più belli visti negli ultimi tempi. Non c’è una storia precisa, è un film corale in cui il tema comune sono amore, amicizia e femminilità. L’atmosfera è quella caotica, calda e allegra del medio oriente, la recente guerra visibile solo dietro un velo. Non voglio raccontare altro perché merita veramente di essere visto
sabato 12 maggio 2007
LA VIE EN ROSE, LA REALITE' EN NOIR..
Vedere "La Vie en Rose", ieri sera, è stata un'esperienza sconvolgente. Ti aspetti che l'interprete di una delle canzoni più romantiche mai scritte non possa che essere una florida signora francese del dopoguerra, grande, tonda, aristocratica e grintosa come la sua voce. E invece ti ritrovi davanti ad una donnina piccola, allampanata, curva, truccata come un clown, e dall'aspetto di uno spaventapasseri. "Piaf" vuol dire passero, ed Edith sembra proprio un passerotto, con quel suo corpo fragile che sembra una macchina sgangherata, e quegli occhi sempre smarriti, dolci, l'unica parte di lei a rimanere ingenua fino alla fine.
Si, perchè Edith Piaf era una dannata, dalla vita difficilissima e dalla morte lenta ed atroce. Sfortunatissima fin dall'infanzia passata nella più bassa miseria, cresciuta tra le prostitute e gli acrobati di un circo, abbandonata dalla madre e costretta a chiedere l'elemosina dal padre, Edith incanta la Francia intera con la sua voce perfetta, possente. Ti chiedi da dove possa venire quella voce, non certo da quello scricciolo di donna, gobba e scheletrica, drogata e alcolizzata. E invece è come se mettesse tutta la sua forza, il suo essere proprio lì, concentrato nelle corde vocali; e allora ti cattura, ti ammalia, ti strega, ti porta nella canzone, e lei DIVENTA la canzone stessa.
Alla sua morte è una vecchia invalida, quasi calva, divorata da artriti e tremori. Sembra una novantenne ma in realtà ha solo 48 anni. La sua lucidità mentale, fino alla fine, rende la sua morte ancora più dolorosa, e l'ultimo ricordo è collegato alla più grande disgrazia della sua vita, tenuta in segreto per tanto, troppo tempo.
Ho pianto come non ho mai pianto guardando un film; ho pianto per la tristezza e la compassione nei confronti di chi canta di una vita colorata di rosa, quando la sua non è stata altro che un profondo buco nero.
Si, perchè Edith Piaf era una dannata, dalla vita difficilissima e dalla morte lenta ed atroce. Sfortunatissima fin dall'infanzia passata nella più bassa miseria, cresciuta tra le prostitute e gli acrobati di un circo, abbandonata dalla madre e costretta a chiedere l'elemosina dal padre, Edith incanta la Francia intera con la sua voce perfetta, possente. Ti chiedi da dove possa venire quella voce, non certo da quello scricciolo di donna, gobba e scheletrica, drogata e alcolizzata. E invece è come se mettesse tutta la sua forza, il suo essere proprio lì, concentrato nelle corde vocali; e allora ti cattura, ti ammalia, ti strega, ti porta nella canzone, e lei DIVENTA la canzone stessa.
Alla sua morte è una vecchia invalida, quasi calva, divorata da artriti e tremori. Sembra una novantenne ma in realtà ha solo 48 anni. La sua lucidità mentale, fino alla fine, rende la sua morte ancora più dolorosa, e l'ultimo ricordo è collegato alla più grande disgrazia della sua vita, tenuta in segreto per tanto, troppo tempo.
Ho pianto come non ho mai pianto guardando un film; ho pianto per la tristezza e la compassione nei confronti di chi canta di una vita colorata di rosa, quando la sua non è stata altro che un profondo buco nero.
sabato 7 aprile 2007
…il mistero e’ una maschera che nasconde l’ovvio..
Alle 7 del mattino del 17 febbraio, ultimo sabato del Carnevale 2007, la sveglia mi ricorda che oggi non sarà un giorno come gli altri. Oggi parteciperò al mio primo workshop fotografico, assieme ad altri quattro ragazzi. Saremo coordinati da Andrea e Roberto, due dei fotografi di Piccolo Formato, che abbiamo incontrato ieri sera per gli ultimi ragguagli sulla giornata che ci attende. L’appuntamento è in stazione, direttamente al binario su cui viaggia il treno diretto a Venezia, oggi in piena festa per il suo acclamato Carnevale.
I miei compagni di questa avventura sono Carlotta, Laura e Massimo. Durante le due ore di viaggio ripassiamo le nozioni basilari per il buon utilizzo di una reflex, analogica o digitale che sia. Non essendoci stata imposta nessuna regola precisa, abbiamo con noi macchine diverse. Io, Carlotta e Laura siamo rimasti fedeli alle “vecchie” (si fa per dire..) analogiche, portandoci una sfilza di rullini a colori, qualche bianco e nero, diapositive, e gli zoom più potenti in nostro possesso. Massimo, Roberto e Andrea invece utilizzano reflex digitali.
Venezia è come me la ricordavo: stupenda, colorata, affollata, oggi più che mai. La fortuna vuole che siamo assistiti da un tempo meraviglioso: il cielo è terso e la luce perfetta, e perciò cominciamo a fare i primi scatti appena fuori dalla stazione. Alcuni ragazzi dipingono con colori sgargianti i visi di bambini e adulti che poi si avventureranno per calli e campi fino a San Marco, centro nevralgico della festa odierna. Per noi è l’occasione ideale per prendere confidenza con le macchine, con i soggetti, con la luce e tutto l’ambiente che ci circonda. Questa prima mezz’ora ci deve preparare ad affrontare il lavoro più difficile che ci aspetta di lì a poco, quando dovremo essere rapidi e precisi nel catturare le maschere.
Passato il primo momento di timore, sentendoci più sicuri delle nostre potenzialità, ci inoltriamo nel cuore della città; le prime maschere si mostrano ai bordi delle strade confondendosi tra la folla, e camminano lentamente verso un punto strategico in cui mettersi in posa per farsi ammirare. Proseguendo verso piazza San Marco, incontriamo gente proveniente da ogni parte del mondo, e ci rendiamo conto dell’enorme importanza che questo Carnevale ha a livello internazionale. Molte delle persone che si nascondono dietro le maschere sono stranieri che ogni anno arrivano a Venezia per sfilare con i loro costumi elaborati, cangianti, fatti fare su misura nelle botteghe artigiane della città, come vere e proprie opere d’arte. Alcune mostrano ai fotografi più attrezzati il proprio indirizzo, e un foglietto in cui chiedono che vengano loro spediti gli scatti più belli. Mentre la sto fotografando, una di loro tira fuori dal lungo mantello bianco una macchina usa e getta, e mi chiede di farle una foto.
Arriviamo in piazza San Marco nel primo pomeriggio: ci accoglie un tripudio di colori, suoni e immagini. La folla è impressionante: qui le maschere più belle si lasciano fotografare per una decina di minuti, poi si spostano per cercare altro pubblico. I loro costumi sono spettacolari, i colori forti resi ancora più brillanti dalla luce del sole. Si muovono a coppie, al massimo in gruppi di tre, ma per la maggior parte sono da sole, uniche protagoniste del bagno di folla, come vere e proprie star. Sono misteriose, accattivanti, altezzose; gli occhi, che si intravedono appena, mostrano però un’intensità piena di fascino, che accresce il senso di mistero che accompagna queste strane figure, mentre il lento movimento delle mani e l’espressione ferma catturata nella cartapesta risultano quasi ipnotici.
Il nostro workshop giunge al culmine: il gruppo si divide per due ore, nelle quali ognuno ha lo spazio e il tempo necessari per scegliere i soggetti in piena libertà, interpretando le immagini secondo la propria ispirazione. Mi rendo subito conto che i colori sono protagonisti in questo evento: su tutti si nota l’oro, che, simboleggiando ricchezza e luce, ricorre, in maniera più o meno forte, su tutte le maschere. Ogni vestito ha un colore che predomina sugli altri, e che rende la maschera immediatamente riconoscibile in mezzo a centinaia di persone. Nel mio percorso ne vedo una tutta azzurra, bianca e argento, nel cui turbante le sfere argentate riflettono tutta piazza San Marco. Un’altra è vestita di velluto vede, e una, che ha una veste in cui spiccano l’oro e il rosa, riflette per gioco la propria immagine in uno specchio. Tutte hanno guanti con anelli sgargianti, turbanti ricchissimi, piume in testa, pizzi preziosi e colletti vistosi, ventagli e ombrellini ricamati. E’ uno spettacolo mai visto, e capisco il motivo per cui non siamo i soli fotografi qui a Venezia.
In effetti, in questo breve lasso di tempo imparo che il Carnevale di Venezia è una delle mete preferite dai fotografi, dilettanti, ma anche professionisti attrezzati con cavalletti e obiettivi per noi proibitivi. Capisco anche che il lavoro di fotografo deve essere durissimo, e soprattutto stancante. Per catturare una bella immagine bisogna essere più veloci degli altri, più osservatori, più furbi e più pazienti. Bisogna rincorrere i soggetti, “sgomitare” per appostarsi in una buona posizione e scattare tanto, aspettando che la maschera si accorga del tuo obiettivo, inventando magari una posa pensata per te. Bisogna avere molta fortuna per essere fotografi, aspettare che il momento giusto arrivi quando si è pronti per catturarlo.
Quelle due ore sono state per tutti massacranti, ci riuniamo con spalle e piedi doloranti, e tuttavia assolutamente soddisfatti per ciò che abbiamo fatto. A malincuore ripercorriamo lentamente a ritroso la strada che ci porta in stazione, fermandoci ad osservare gli angoli più caratteristici della città. Notiamo che Venezia è regale anche nei suoi spazi più angusti, e che il suo Carnevale è lo specchio di un’immagine che la rappresenta come città allo stesso tempo moderna e ancorata al passato, un’isola di diversità, un sogno da cui ci si sveglierà non appena tornati a casa. A Venezia ogni visitatore si sveste della sua identità quotidiana e vive in un mondo a parte, un mondo trasformato e unico. Esattamente come le maschere, chi arriva a Venezia assume, anche se per un brevissimo lasso di tempo, un’altra identità. L’aspetto più affascinante di incontrare una maschera è la consapevolezza che dietro a quel volto statico ce n’è uno vero, e che sotto quel vestito c’è una persona che domani vestirà uguale a noi, che farà le stesse cose che noi facciamo oggi. Sotto ad una maschera si può nascondere chiunque, e fotografandone una si cerca di fermarne l’identità sfuggente e misteriosa.
Nel tragitto di ritorno continuiamo a scattare, e anche se ormai la luce non ci assiste più come prima abbiamo sempre la speranza di aver creato qualcosa di buono e originale. Ci soffermiamo di più sui particolari, approfittiamo della presenza di un minor numero di fotografi per cercare la posizione perfetta e la giusta inquadratura. I rullini però cominciano a finire, si sta facendo tardi, e come Cenerentola anche noi dobbiamo svegliarci dal sogno e affrettarci verso la stazione. In treno ci aspetta un miracoloso posto a sedere, e un meritato riposo fatto di chiacchiere e commenti sulla giornata. I rullini riempiti oggi sono molti, il bagaglio di informazioni che ognuno di noi si porterà dietro enorme, e il ricordo eterno, anche lui impresso in uno dei fotogrammi della nostra memoria.
I miei compagni di questa avventura sono Carlotta, Laura e Massimo. Durante le due ore di viaggio ripassiamo le nozioni basilari per il buon utilizzo di una reflex, analogica o digitale che sia. Non essendoci stata imposta nessuna regola precisa, abbiamo con noi macchine diverse. Io, Carlotta e Laura siamo rimasti fedeli alle “vecchie” (si fa per dire..) analogiche, portandoci una sfilza di rullini a colori, qualche bianco e nero, diapositive, e gli zoom più potenti in nostro possesso. Massimo, Roberto e Andrea invece utilizzano reflex digitali.
Venezia è come me la ricordavo: stupenda, colorata, affollata, oggi più che mai. La fortuna vuole che siamo assistiti da un tempo meraviglioso: il cielo è terso e la luce perfetta, e perciò cominciamo a fare i primi scatti appena fuori dalla stazione. Alcuni ragazzi dipingono con colori sgargianti i visi di bambini e adulti che poi si avventureranno per calli e campi fino a San Marco, centro nevralgico della festa odierna. Per noi è l’occasione ideale per prendere confidenza con le macchine, con i soggetti, con la luce e tutto l’ambiente che ci circonda. Questa prima mezz’ora ci deve preparare ad affrontare il lavoro più difficile che ci aspetta di lì a poco, quando dovremo essere rapidi e precisi nel catturare le maschere.
Passato il primo momento di timore, sentendoci più sicuri delle nostre potenzialità, ci inoltriamo nel cuore della città; le prime maschere si mostrano ai bordi delle strade confondendosi tra la folla, e camminano lentamente verso un punto strategico in cui mettersi in posa per farsi ammirare. Proseguendo verso piazza San Marco, incontriamo gente proveniente da ogni parte del mondo, e ci rendiamo conto dell’enorme importanza che questo Carnevale ha a livello internazionale. Molte delle persone che si nascondono dietro le maschere sono stranieri che ogni anno arrivano a Venezia per sfilare con i loro costumi elaborati, cangianti, fatti fare su misura nelle botteghe artigiane della città, come vere e proprie opere d’arte. Alcune mostrano ai fotografi più attrezzati il proprio indirizzo, e un foglietto in cui chiedono che vengano loro spediti gli scatti più belli. Mentre la sto fotografando, una di loro tira fuori dal lungo mantello bianco una macchina usa e getta, e mi chiede di farle una foto.
Arriviamo in piazza San Marco nel primo pomeriggio: ci accoglie un tripudio di colori, suoni e immagini. La folla è impressionante: qui le maschere più belle si lasciano fotografare per una decina di minuti, poi si spostano per cercare altro pubblico. I loro costumi sono spettacolari, i colori forti resi ancora più brillanti dalla luce del sole. Si muovono a coppie, al massimo in gruppi di tre, ma per la maggior parte sono da sole, uniche protagoniste del bagno di folla, come vere e proprie star. Sono misteriose, accattivanti, altezzose; gli occhi, che si intravedono appena, mostrano però un’intensità piena di fascino, che accresce il senso di mistero che accompagna queste strane figure, mentre il lento movimento delle mani e l’espressione ferma catturata nella cartapesta risultano quasi ipnotici.
Il nostro workshop giunge al culmine: il gruppo si divide per due ore, nelle quali ognuno ha lo spazio e il tempo necessari per scegliere i soggetti in piena libertà, interpretando le immagini secondo la propria ispirazione. Mi rendo subito conto che i colori sono protagonisti in questo evento: su tutti si nota l’oro, che, simboleggiando ricchezza e luce, ricorre, in maniera più o meno forte, su tutte le maschere. Ogni vestito ha un colore che predomina sugli altri, e che rende la maschera immediatamente riconoscibile in mezzo a centinaia di persone. Nel mio percorso ne vedo una tutta azzurra, bianca e argento, nel cui turbante le sfere argentate riflettono tutta piazza San Marco. Un’altra è vestita di velluto vede, e una, che ha una veste in cui spiccano l’oro e il rosa, riflette per gioco la propria immagine in uno specchio. Tutte hanno guanti con anelli sgargianti, turbanti ricchissimi, piume in testa, pizzi preziosi e colletti vistosi, ventagli e ombrellini ricamati. E’ uno spettacolo mai visto, e capisco il motivo per cui non siamo i soli fotografi qui a Venezia.
In effetti, in questo breve lasso di tempo imparo che il Carnevale di Venezia è una delle mete preferite dai fotografi, dilettanti, ma anche professionisti attrezzati con cavalletti e obiettivi per noi proibitivi. Capisco anche che il lavoro di fotografo deve essere durissimo, e soprattutto stancante. Per catturare una bella immagine bisogna essere più veloci degli altri, più osservatori, più furbi e più pazienti. Bisogna rincorrere i soggetti, “sgomitare” per appostarsi in una buona posizione e scattare tanto, aspettando che la maschera si accorga del tuo obiettivo, inventando magari una posa pensata per te. Bisogna avere molta fortuna per essere fotografi, aspettare che il momento giusto arrivi quando si è pronti per catturarlo.
Quelle due ore sono state per tutti massacranti, ci riuniamo con spalle e piedi doloranti, e tuttavia assolutamente soddisfatti per ciò che abbiamo fatto. A malincuore ripercorriamo lentamente a ritroso la strada che ci porta in stazione, fermandoci ad osservare gli angoli più caratteristici della città. Notiamo che Venezia è regale anche nei suoi spazi più angusti, e che il suo Carnevale è lo specchio di un’immagine che la rappresenta come città allo stesso tempo moderna e ancorata al passato, un’isola di diversità, un sogno da cui ci si sveglierà non appena tornati a casa. A Venezia ogni visitatore si sveste della sua identità quotidiana e vive in un mondo a parte, un mondo trasformato e unico. Esattamente come le maschere, chi arriva a Venezia assume, anche se per un brevissimo lasso di tempo, un’altra identità. L’aspetto più affascinante di incontrare una maschera è la consapevolezza che dietro a quel volto statico ce n’è uno vero, e che sotto quel vestito c’è una persona che domani vestirà uguale a noi, che farà le stesse cose che noi facciamo oggi. Sotto ad una maschera si può nascondere chiunque, e fotografandone una si cerca di fermarne l’identità sfuggente e misteriosa.
Nel tragitto di ritorno continuiamo a scattare, e anche se ormai la luce non ci assiste più come prima abbiamo sempre la speranza di aver creato qualcosa di buono e originale. Ci soffermiamo di più sui particolari, approfittiamo della presenza di un minor numero di fotografi per cercare la posizione perfetta e la giusta inquadratura. I rullini però cominciano a finire, si sta facendo tardi, e come Cenerentola anche noi dobbiamo svegliarci dal sogno e affrettarci verso la stazione. In treno ci aspetta un miracoloso posto a sedere, e un meritato riposo fatto di chiacchiere e commenti sulla giornata. I rullini riempiti oggi sono molti, il bagaglio di informazioni che ognuno di noi si porterà dietro enorme, e il ricordo eterno, anche lui impresso in uno dei fotogrammi della nostra memoria.
sabato 6 gennaio 2007
THE PRESTIGE
Ieri sera ho visto "The Prestige" al cinema, e devo dire che, nonostante non ne avessi quasi sentito parlare prima, e nonostante non mi aspettassi granchè, sono rimasta estremamente colpita dalla sua forza, la sua intensità, e la sua capacità di prenderti, illuderti, ingannarti per poi rivelarsi alla fine. E' un film sull'illusionismo e sull'illusione, sull'incapacità di vedere le verità più semplici, che ci vengono piazzate sotto al naso ma che non riconosciamo finchè non ci vengono rivelate. Come ripete più volte uno dei personaggi, nei giochi di prestigio il trucco c'è, ed è ben visibile: è il pubblico che non lo vuole vedere, e che si illude che le cose siano diverse, misteriose, magiche. Tutto il film è un incredibile gioco di prestigio, così come la vita dei protagonisti, che hanno stretto un patto diabolico con la loro arte, sacrificandole tutto.
Non anticipo una parola di più. Sappiate solo che era da tempo che un film non mi colpiva così per la sua originalità, e non mi lasciava una suggestiva sensazione di shock e sbalordimento anche dopo la sua fine...
Non anticipo una parola di più. Sappiate solo che era da tempo che un film non mi colpiva così per la sua originalità, e non mi lasciava una suggestiva sensazione di shock e sbalordimento anche dopo la sua fine...
sabato 16 settembre 2006
FRINGE FESTIVAL: A DUBLINO VINCE L'ARTE
Forse è dovuto alla sua natura giovane e cosmopolita, forse è per i grossi incentivi e agevolazioni da parte del governo, oppure è grazie alla nuova vivacità e al risveglio economico di cui è protagonista in questi unltimi anni; il fatto è che Dublino è una delle città culturalmente più attive di tutta Europa. A dare il via è stata la rimessa a nuovo, all'inizio degli anni '90, di un vecchio deposito di bus, nel pieno centro cittadino. Quella che oggi è la famosissima Temple Bar - teatro degli artisti di strada, posticino romantico in cui passeggiare, posto prediletto da decine di pub tradizionali, ristoranti e caffè, musei, cinema e mercatini settimanali - fino a quindici anni fa era un luogo malfamato, che rovinava l'immagine della città, e testimoniava la decadenza di Dublino, scivolata da secoli assieme a tutta l'Irlanda in una condizione di povertà tale che gli irlandesi si erano autosoprannominati "i neri d'Europa". Non so esattamente cosa sia successo, ma in poco più di dieci anni Dublino si è trasformata, arricchita, tanto che da punto di emigrazione è diventata meta di immigrazione giovanile da tutto il mondo. La conseguenza è che si sta investendo tantissimo nelle attività culturali: scuole d'arte fioriscono ovunque, così come studi e residenze per giovani artisti, atelier, spazi in cui allestire esibizioni. Si fa cultura dappertutto, nelle strade come nelle cantine, in posti improvvisati come in luoghi istituiti appositamente, caffè d'arte, musei e pub. Quando si parla di Tomas Street, la via adiacente al S. Christ Church, appena a sud del Liffey, si parla addirittura di "quartiere culturale".
La dimostrazione di tale intraprendenza artistica è ben visibile nel Fringe Festival, che da 12 anni a questa parte, offre, tra settembre e ottobre, tre settimane consecutive di spettacoli teatrali, concerti, performance di danza e artistiche. Moltissimi sono i gruppi provenienti da tutto il mondo, tutti artisticamente molto validi, e altrettanti sono le venues, ossia i luoghi dove i vari spettacoli vengono messi in scena. A differenza di quanto succede in Italia, i festival culturali irlandesi non sono così istituzionalizzati, gli organizzatori son persone giovani e dinamiche, e tutti i cittadini partecipano attivamente, sia in qualità di volontari, di sostenitori o di spettatori attenti ed entusiasti. Assistere a questi spettacoli fa capire come la cultura possa essere entusiasmante e svecchiata, comprensibile anche per chi non ci è abituato. Sia che l'evento sia in un teatro comunale che nella saletta di un caffè, sia che si tratti di compagnie grosse che di giovani talenti sconosciute, sia che il pubblico sia molto o che siate in quattro gatti, vi consiglio caldamente di farci un salto, e se quest'anno non fate in tempo, di farci un pensiero per l'anno prossimo. Assistere al Fringe Festival è il odo migliore per entrare nell'anima dublinese.
domenica 27 agosto 2006
Alla scoperta dell'HAY-ON-WYE LITERARY FESTILVAL
Ieri ho scoperto che il Festivaletteratura di Mantova prende l'idea da un evento geniale ed analogo che ha luogo tutti gli anni ad Hay-on-Wye, una piccola cittadina del Galles, che sorge al confine con l'Inghilterra, proprio sul fiume Wye. E' singolare che una cittadina di poche migliaia di abitanti, attorniata da soffici colline, ed in cui tutto - anche il nome - evoca un'atmosfera campagnola e sperduta tipicamente gallese ("hay" vuol dire fieno, ndr) sia protagonista di uno dei festival letterari più famosi al mondo. Da ben 19 anni, infatti, l'HayFestival riempie l'ultimo week end di maggio con centinaia di eventi culturali, incontri con gli scrittori più famosi, i registi più affermati e i musicisti più autorevoli. Per citare solo un paio di nomi, Rushdie è stato ospite quando ancora doveva vivere nascosto per la condanna a morte che pesava sulla sua testa, e nel 2001 il festival ha ricevuto la visita di Bill Clinton.
E non solo! Il piccolo paesino vanta la bellezza di 45 librerie, molte delle quali specializzate e fornitissime: un vero e proprio paradiso per i bibliofili come me.
La scoperta dell'esistenza del paese dei miei sogni mi ha reso molto entusiasta, non che curiosa ed emozionata all'idea che un giorno lo vedrò (perchè ci andrò, questo è poco ma sicuro!!).
Intanto, se vi interessa, vi consiglio questo sito: www.hayfestival.com, dove potete trovare tutte le notizie riguardanti l'ultimo festival (appena passato). Scoprirete anche che il festival ha una "succursale" a Segovia alla fine di settembre: aprirà l'evento il concerto di Bob Geldof, che di cultura di qualità se ne intende! Da non prdere.
sabato 8 luglio 2006
DA BOLOGNA A PARIGI, AL VIA LA TERZA SETTIMANA DI COSTARENA 2006
12-14 luglio, ore 21, Centro sociale G. Costa
CostArena 2006, la rassegna estiva organizzata ogni estate dall’associazione culturale UNI.ASS.BO. presso il centro sociale Giorgio Costa, in via Azzo Gardino 48, nel pieno centro storico-culturale di Bologna, ha aperto i battenti il 22 giugno scorso, ed è ormai in pieno fermento per la terza settimana di programmazione. Ad accogliere i cittadini che ancora non vanno in vacanza ci sono artisti di ogni genere, nonché l’immancabile osteria, che a partire dalle ore 20 offre la possibilità di cenare con piatti tipici della tradizione emiliana, frutta e bibite rinfrescanti per alleviare la calura estiva.
Sono due gli appuntamenti da non perdere questa settimana. Si inizia mercoledì 12, con lo spettacolo canoro curato da Archiginési, associazione culturale dialettale, che ripropone la serata-concerto dedicata alla canzone dialettale e popolare bolognese, già messa in scena il 17 giugno all’interno di “Borghi e Frazioni in Musica”, concerti curati della Provincia di Bologna. Piccolo Viaggio nella Canzone Bolognese vuole essere un omaggio alla canzone popolare tradizionale, scritta e interpretata in dialetto, e soprattutto ai due cantautori dialettali più famosi della città, Carlo Musi e Quinto Ferrari, che hanno dato espressione, con le loro canzoni, alla vivacità e alla giovialità dello spirito bolognese. Saranno Mauro Mattioli e Loris Ferrari, rispettivamente voce e chitarra, a ricreare l’atmosfera, attraverso canzoni del repertorio popolare, quali Piron él Furnàr, La Madunéina dal Bourgh’d San Pir e Piratt Sugabatt, passando per L’Andrica e l’intramontabile Fira ed San Lazar. Un concerto dunque, ma anche una serata di intrattenimento, che intende rendere partecipe il pubblico non solo di un genere musicale, ma di un’intera cultura, che appartiene alla città e a tutti i suoi abitanti, ma che rischia purtroppo di soccombere al ritmo veloce della modernità.
Di tutt’altro genere invece sarà Allosanfan 2006, che UNI.ASS.BO. allestisce venerdì 14 per ricordare il giorno della presa della Bastiglia, inizio della Rivoluzione Francese e data simbolo della contemporaneità storica. In un clima festoso e godereccio, l’esperto Raffaele Riccio ricreerà in maniera suggestiva l’atmosfera parigina di fine ‘700, attraverso immagini, suoni, canzoni e letture dell’epoca. Verranno infatti riproposti i testi di canzoni storiche della rivoluzione (a partire dal più che famoso inno nazionale francese), illustrazioni documentarie dell’epoca e letture di testimonianze più o meno illustri. Le associazioni che, all’interno di Uni.Ass.Bo., saranno maggiormente coinvolte in questa serata sono TEN-Teatro Espressione Nuova, i cui attori interpreteranno i brani letterari, e I Cinque Sensi, che curerà l’altro aspetto fondamentale della serata, ossia quello gastronomico. A differenza delle altre serate, il menù dell’osteria all’aperto rispecchierà l’epoca presentata, attraverso la rielaborazione di piatti tipici settecenteschi, di cui il pubblico potrà godere in contemporanea allo spettacolo.
Per tutte le serate l’ingresso è libero e riservato ai soci Uni.Ass.Bo. (tessera 1 Euro).
L’osteria all’aperto è attiva dalle ore 20, mentre gli spettacoli avranno inizio alle 21Per informazioni sul programma: ten@fastwebnet.it, Tel: 347 0136000
12-14 luglio, ore 21, Centro sociale G. Costa
CostArena 2006, la rassegna estiva organizzata ogni estate dall’associazione culturale UNI.ASS.BO. presso il centro sociale Giorgio Costa, in via Azzo Gardino 48, nel pieno centro storico-culturale di Bologna, ha aperto i battenti il 22 giugno scorso, ed è ormai in pieno fermento per la terza settimana di programmazione. Ad accogliere i cittadini che ancora non vanno in vacanza ci sono artisti di ogni genere, nonché l’immancabile osteria, che a partire dalle ore 20 offre la possibilità di cenare con piatti tipici della tradizione emiliana, frutta e bibite rinfrescanti per alleviare la calura estiva.
Sono due gli appuntamenti da non perdere questa settimana. Si inizia mercoledì 12, con lo spettacolo canoro curato da Archiginési, associazione culturale dialettale, che ripropone la serata-concerto dedicata alla canzone dialettale e popolare bolognese, già messa in scena il 17 giugno all’interno di “Borghi e Frazioni in Musica”, concerti curati della Provincia di Bologna. Piccolo Viaggio nella Canzone Bolognese vuole essere un omaggio alla canzone popolare tradizionale, scritta e interpretata in dialetto, e soprattutto ai due cantautori dialettali più famosi della città, Carlo Musi e Quinto Ferrari, che hanno dato espressione, con le loro canzoni, alla vivacità e alla giovialità dello spirito bolognese. Saranno Mauro Mattioli e Loris Ferrari, rispettivamente voce e chitarra, a ricreare l’atmosfera, attraverso canzoni del repertorio popolare, quali Piron él Furnàr, La Madunéina dal Bourgh’d San Pir e Piratt Sugabatt, passando per L’Andrica e l’intramontabile Fira ed San Lazar. Un concerto dunque, ma anche una serata di intrattenimento, che intende rendere partecipe il pubblico non solo di un genere musicale, ma di un’intera cultura, che appartiene alla città e a tutti i suoi abitanti, ma che rischia purtroppo di soccombere al ritmo veloce della modernità.
Di tutt’altro genere invece sarà Allosanfan 2006, che UNI.ASS.BO. allestisce venerdì 14 per ricordare il giorno della presa della Bastiglia, inizio della Rivoluzione Francese e data simbolo della contemporaneità storica. In un clima festoso e godereccio, l’esperto Raffaele Riccio ricreerà in maniera suggestiva l’atmosfera parigina di fine ‘700, attraverso immagini, suoni, canzoni e letture dell’epoca. Verranno infatti riproposti i testi di canzoni storiche della rivoluzione (a partire dal più che famoso inno nazionale francese), illustrazioni documentarie dell’epoca e letture di testimonianze più o meno illustri. Le associazioni che, all’interno di Uni.Ass.Bo., saranno maggiormente coinvolte in questa serata sono TEN-Teatro Espressione Nuova, i cui attori interpreteranno i brani letterari, e I Cinque Sensi, che curerà l’altro aspetto fondamentale della serata, ossia quello gastronomico. A differenza delle altre serate, il menù dell’osteria all’aperto rispecchierà l’epoca presentata, attraverso la rielaborazione di piatti tipici settecenteschi, di cui il pubblico potrà godere in contemporanea allo spettacolo.
Per tutte le serate l’ingresso è libero e riservato ai soci Uni.Ass.Bo. (tessera 1 Euro).
L’osteria all’aperto è attiva dalle ore 20, mentre gli spettacoli avranno inizio alle 21Per informazioni sul programma: ten@fastwebnet.it, Tel: 347 0136000
domenica 2 luglio 2006
VOGLIA DI SPAGNA...
Nonostante sia appena stata in Irlanda, e nonostante siano passati ormai tre anni da quando ho finito il mio periodo di Erasmus ad Almeria, la nostalgia della Spagna è ancora forte. Soprattutto, è l'estate che mi manca...l'estate spagnola, andalusa, l'estate costiera, mediterranea, quasi africana. Vorrei poter tornare a casa accompagnata dall'odore del caprifoglio, dal rumore delle onde, dal vento salato e un po' sabbioso che c'è sulla spiaggia, e che ti fa "sentire" il mare ovunque tu sia.
Forse il fatto di aver visto recentemente uno spettacolo di flamenco ha risvegliato in me il desiderio di vivere la "gitanità" del sud, dove questa danza popolare è patrimonio genetico di molti, e dove le bulerìas si possono ascoltare ovunque, in macchina, nei caffè o anche lungo i marciapiedi.
E forse, il fatto di aver visto "Volver", l'ultimo, stupendo film di Almodovar al cinema (in lingua originale tra l'altro, non me l'aspettavo e ne sono stata felice), mi ha ricordato come gli spagnoli siano da un lato molto simili a noi italiani (basti il fatto che Almodovar si sia ispirato alla Loren della Ciociara per il personaggio di Penelope Cruz), ma abbiano un non so che di particolare, unico. E' quasi una magia, uno scintillio negli occhi, un guizzo che rende l'aria più leggera e frizzante, più respirabile. Le tensioni se ne vanno, il ritmo rallenta ma senza sensi di colpa perchè tu sai che la tua vita è lì, e che "todo se hace".
domenica 25 giugno 2006
FESTIVALETTERATURA
Leggendo l'inserto culturale di Repubblica del venerdì, mi è capitato sott'occhio un trafiletto che presenta un festival che tutti gli amanti della letteratura (e dei festival) dovrebbero conoscere, il Festivaletteratura di Mantova. Pur essendo un'amante sia della letteratura sia dei festival, non avevo mai dato troppa attenzione all'esistenza di questa manifestazione, che da sei anni a questa parte si tiene tutti gli anni all'inizio di settembre. Perciò, sono andata a curiosare sul sito (www.festivaletteratura.it), e ho scoperto che è mooolto interessante, soprattutto perchè ha tutta l'aria di essere una cosa in grande, coinvolgente, dinamica e soprattutto giovane. Il programma di quest'anno sarà disponibile soltanto a fine luglio, ma gli autori invitati sono tantissimi, internazionali, alcuni molto autorevoli, da premio Nobel. Basti pensare a Jelloun, o a Baricco (tra i miei preferiti), e Monica Ali, che conosco abbastanza bene in quanto ha "rischiato" di finire dentro la mia tesi...
Ci saranno anche attori, critici, fotografi eccetera: un'occasione interessante dunque per immergersi completamente in un'atmosfera culturale e artistica, con la possibilità di partecipare attivamente a tutti gli eventi (si può fare domanda di volontariato all'interno del festival). Senza contare che Mantova è una città che si presta a questo genere di eventi, molto attiva culturalmente, tant'è che è soprannominata "la città dei festival"..
Non so, sarà che questa cosa mi ricorda un po' il Fringe Festival di Dublino, ma sono curiosa...voglio andare...
Qualcuno è mai andato? Ha mai partecipato? Ne sa qualcosa in più?
venerdì 23 giugno 2006
COSTARENA 2006 - da non perdere se siete in città
Dal 22 giugno al 2 settembre avrà luogo, presso il Centro Sociale Giorgio Costa, in Via Azzo Gardino 48, la terza edizione di Estate in Costa, ovvero CostArena 2006, una rassegna artistico-culturale organizzata da Uni.Ass.Bo. Il programma della rassegna è fittissimo, e coniuga eventi di tutti i generi, dai concerti agli spettacoli di danza, dalle serate di cabaret alle cene a tema. Scopo di Uni.Ass.Bo. è quello di ritagliare un momento e uno spazio di aggregazione collettiva, sfruttando i vantaggi dati dal bel tempo estivo per godersi questi tre mesi in allegria, esorcizzando la calura del giorno con il refrigerio di una serata all’aperto, e vincendo la noia di chi rimane in città con proposte di alto valore culturale.
A partire dalle 21.30 di ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, più alcune serate speciali il lunedì e il sabato, la rassegna ospiterà spettacoli di ogni genere e per tutti i gusti, organizzati e supportati di volta in volta dalle varie associazioni culturali che fanno parte di Uni.Ass.Bo.
L’associazione teatrale TEN – Teatro Espressione Nuova, ha allestito per l’occasione diversi spettacoli, dando il via all’unica rassegna estiva di teatro di prosa in città. Avvalendosi della collaborazione di numerosi artisti e compagnie, i momenti spettacolari si diversificheranno, toccando anche altri generi: ci saranno serate di cabaret, monologhi e letture, momenti dedicati al teatro di evocazione, al teatro civile e al teatro-concerto.
Dal punto di vista musicale, l’associazione Arcadia ha dato un forte contributo, organizzando numerosi concerti, che spaziano dal jazz/blues, alle serate folcloriche che rievocano e ripropongono le canzoni popolari bolognesi, e ancora ai tributi ad artisti classici come Mozart e Salieri.
I momenti dedicati alla letteratura ripercorrono tutta la rassegna, da una parte supportando il teatro con la recitazione di brani di autori del calibro di Chechov, Molière e Goldoni, dall’altra portando avanti il percorso, già iniziato dall’associazione Tra le Righe con I Venerdì d’Autore, che promuove gli autori emergenti con incontri letterari a loro dedicati, dando un’occasione di visibilità a chi ha pubblicato presso case editrici minori.
L’associazione enogastronomica I Cinque Sensi curerà la parte più “godereccia” delle serate, gestendo il bistrot all’aperto, che, a partire dalle 19 per tutte le serate in programma, sarà pronto a rinfrescare e rifocillare il pubblico. I Cinque Sensi, inoltre, organizza cene tematiche con menù costruiti ad arte per rievocare situazioni storiche o ricreare particolari atmosfere.
Altro filo conduttore di alcune serate della rassegna è quello della bolognesità, caratteristica peraltro ricorrente negli eventi organizzati da Uni.Ass.Bo. Oltre a serate dedicate al cabaret e alla musica bolognese, e agli incontri letterari con gli autori locali, ci sarà anche occasione per riscoprire alcuni luoghi del bolognese, attraverso percorsi culturali, letture-spettacolo e occasioni enogastronomiche organizzate in collaborazione con gli enti locali.
Non mancheranno, infine, le occasioni per celebrare insieme i momenti più importanti dell’estate, come il 24 giugno, festa del sole, del grano e della fertilità, o il 10 agosto, serata romantica dedicata all’osservazione della volta celeste, e ancora Ferragosto, che verrà festeggiato a partire dalle 15.
Per tutte le serate l’ingresso è libero e riservato ai soci Uni.Ass.Bo. (tessera 1 Euro). Sono riconosciute anche le tessere Ancescao. A pagamento il bar, le degustazioni e le cene a tema.
Le serate saranno così organizzate:
Ore 19-21: aperitivo all’aperto, corsi, workshop e incontri
Dalle ore 21: inizio spettacoli
Per informazioni sul programma: ten@fastwebnet.it
A partire dalle 21.30 di ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, più alcune serate speciali il lunedì e il sabato, la rassegna ospiterà spettacoli di ogni genere e per tutti i gusti, organizzati e supportati di volta in volta dalle varie associazioni culturali che fanno parte di Uni.Ass.Bo.
L’associazione teatrale TEN – Teatro Espressione Nuova, ha allestito per l’occasione diversi spettacoli, dando il via all’unica rassegna estiva di teatro di prosa in città. Avvalendosi della collaborazione di numerosi artisti e compagnie, i momenti spettacolari si diversificheranno, toccando anche altri generi: ci saranno serate di cabaret, monologhi e letture, momenti dedicati al teatro di evocazione, al teatro civile e al teatro-concerto.
Dal punto di vista musicale, l’associazione Arcadia ha dato un forte contributo, organizzando numerosi concerti, che spaziano dal jazz/blues, alle serate folcloriche che rievocano e ripropongono le canzoni popolari bolognesi, e ancora ai tributi ad artisti classici come Mozart e Salieri.
I momenti dedicati alla letteratura ripercorrono tutta la rassegna, da una parte supportando il teatro con la recitazione di brani di autori del calibro di Chechov, Molière e Goldoni, dall’altra portando avanti il percorso, già iniziato dall’associazione Tra le Righe con I Venerdì d’Autore, che promuove gli autori emergenti con incontri letterari a loro dedicati, dando un’occasione di visibilità a chi ha pubblicato presso case editrici minori.
L’associazione enogastronomica I Cinque Sensi curerà la parte più “godereccia” delle serate, gestendo il bistrot all’aperto, che, a partire dalle 19 per tutte le serate in programma, sarà pronto a rinfrescare e rifocillare il pubblico. I Cinque Sensi, inoltre, organizza cene tematiche con menù costruiti ad arte per rievocare situazioni storiche o ricreare particolari atmosfere.
Altro filo conduttore di alcune serate della rassegna è quello della bolognesità, caratteristica peraltro ricorrente negli eventi organizzati da Uni.Ass.Bo. Oltre a serate dedicate al cabaret e alla musica bolognese, e agli incontri letterari con gli autori locali, ci sarà anche occasione per riscoprire alcuni luoghi del bolognese, attraverso percorsi culturali, letture-spettacolo e occasioni enogastronomiche organizzate in collaborazione con gli enti locali.
Non mancheranno, infine, le occasioni per celebrare insieme i momenti più importanti dell’estate, come il 24 giugno, festa del sole, del grano e della fertilità, o il 10 agosto, serata romantica dedicata all’osservazione della volta celeste, e ancora Ferragosto, che verrà festeggiato a partire dalle 15.
Per tutte le serate l’ingresso è libero e riservato ai soci Uni.Ass.Bo. (tessera 1 Euro). Sono riconosciute anche le tessere Ancescao. A pagamento il bar, le degustazioni e le cene a tema.
Le serate saranno così organizzate:
Ore 19-21: aperitivo all’aperto, corsi, workshop e incontri
Dalle ore 21: inizio spettacoli
Per informazioni sul programma: ten@fastwebnet.it
Tel: 347 0136000
giovedì 22 giugno 2006
Oggi volevo consigliare a tutti quelli che abitano a Bologna (e - perchè no? - anche a tutti quelli che in questi giorni capitano da queste parti) una rassegna musicale gestita da nove comuni della provincia, e inserita nel cartellone di "Invito in Provincia", con la collaborazione attiva dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Bologna.
I concerti appartengono ai generi musicali più disparati, dalla musica classica a quella etnica, dal blues ai revival storico. I musicisti sono giovani, competenti, internazionali (è stato il caso, per esempio, dei Son de Cuba, esibitisi il 15 giugno), e propongono musica anche particolare, come succederà mercoledì 28, con la serata flamenca della compagnia "San Martino".
Ciò che rende questi concerti veramente particolari sono però le location, tutte proprietà private solitamente chiuse al pubblico, e aperte per l'occasione e per gentile concessione dei proprietari. Si possono quindi visitare ville padronali, stupendi parchi privati, chiostri immersi nella campagna, raggiungibili solo attraverso strade sterrate circondate dai campi di grano. In questi panorami senza tempo si potrà godere di buona musica, prendendo allo stesso tempo un po' di fresco, e gustando, al termine di ogni concerto, un buffet offerto da ristoratori e artigiani locali, assieme a musicisti e ai padroni di casa.
Il catalogo della rassegna poi è un bellissimo libro di fotografie, in cui Massimo Stefani ritrae i luoghi delle serate in un romantico e nostalgico bianco e nero.
La rassegna, iniziata il 13 maggio, durerà fino al 14 luglio. Gran parte dei concerti sono stati organizzati da Uni.Ass.Bo. (ebbene sì, anch'io sono coinvolta in tutto ciò...), per cui il mio invito a partecipare è doppiamente più forte. Tutti i concerti iniziano alle ore 21 (non vanno mai oltre le 23).
Questa sera, a Villa Garagnani, via Stiatico 6, Stiatico - San Giorgio di Piano ci saranno i Brusha's Club, con un concerto latin jazz da non perdere.
Quindi il mio consiglio è...non mancate!
martedì 20 giugno 2006
TRA LE RIGHE...
Questo blog non ha la pretesa di essere un diario personale, nè un sito vero e proprio, nè tanto meno un agenda...Sarà una pagina culturale, uno zibaldone di notizie, un'insieme di recensioni, commenti, consigli, eventi e aneddoti. Si parlerà di letteratura, cinema, fotografia, musica, danza, arte, viaggi. Farò pubblicità positiva per le cose che mi piacciono, e negativa per quelle che non sopporto. Questo blog sarà uno specchio dei miei gusti, racconterà qualcosa di me, ma mai in maniera diretta, tutto viene detto sotto voce, tutto viene raccontato "tra le righe"...
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